2025: UN ANNO NERVOSO, MA SORPRENDENTEMENTE REDDITIZIO
Il 2025 si è chiuso con un risultato che, a posteriori, sembra quasi scontato: un altro anno positivo per i mercati azionari globali.
Eppure, guardando indietro, di momenti in cui era facile farsi prendere dal panico ce ne sono stati parecchi.
A livello fondamentale, il dato forse più interessante è un altro: i dividendi globali hanno continuato a crescere, segnale che le aziende – nel loro complesso – hanno mantenuto utili solidi e capacità di generare cassa. Questo è un indicatore strutturale, non emotivo.
Un anno pieno di scossoni
Gennaio si è aperto con l’effetto sorpresa di DeepSeek, start-up cinese che ha annunciato un sistema di Intelligenza Artificiale a basso costo potenzialmente in grado di mettere in discussione il dominio dei big USA. Per qualche settimana si è temuto che il boom dell’IA fosse costruito su fondamenta meno solide del previsto.
Poi la realtà ha ripreso il sopravvento: il settore ha continuato a correre, il Nasdaq Composite ha chiuso l’anno intorno a +21% e NVIDIA ha segnato un +40% circa. La leadership tecnologica non è stata scalfita.
Il momento più delicato è arrivato il 2 aprile, il cosiddetto “Liberation Day”, quando Donald J. Trump ha annunciato l’introduzione dei “dazi reciproci”. In due sedute l’S&P 500 ha perso oltre il 10%. Un movimento violento, da manuale.
Eppure anche questa volta il mercato ha fatto ciò che spesso fa: ha anticipato, ha reagito in modo emotivo, poi ha ricalibrato. Le tariffe si sono trasformate più in strumento negoziale che in reale rottura sistemica, e le quotazioni hanno recuperato rapidamente.
Nel frattempo, lo scenario geopolitico è rimasto teso: Ucraina, Medio Oriente, Iran. Tensione elevata, ma impatto strutturale sui mercati limitato. La storia insegna che i conflitti generano volatilità nel breve, raramente cambiano il trend di lungo periodo.
I numeri finali
A fine anno:
S&P 500: +16,4%
MSCI ACWI: +22,8%
MSCI Emerging Markets: +34,36%
Un dato interessante: l’azionario globale ha battuto quello statunitense, anche grazie a un dollaro più debole. L’“effetto contagio” dei rialzi si è esteso oltre le solite mega-cap tecnologiche.
Questo è un passaggio chiave: quando la performance si allarga, il mercato diventa più sano. Non è più un rally di pochi titoli, ma un movimento più diffuso.
La vera lezione del 2025
Il punto non è che i mercati salgono.
Il punto è come salgono.
Il 2025 dimostra che rendimenti interessanti possono nascere in anni tutt’altro che tranquilli. La volatilità non è l’opposto del rendimento: spesso ne è il prezzo da pagare.
Chi ha reagito agli scossoni con vendite emotive ha cristallizzato perdite.
Chi ha mantenuto un orizzonte coerente con i propri obiettivi è stato premiato.
2026: cosa conta davvero
Le incognite restano:
mercato del lavoro USA
inflazione
valutazioni elevate in alcune aree (soprattutto tech)
evoluzione geopolitica
transizione alla nuova leadership della Fed dopo Jerome Powell
Non è uno scenario “senza rischi”. Non lo è mai stato.
Ma la differenza non la fa l’assenza di incertezza.
La fa la struttura del portafoglio.
Diversificazione geografica.
Diversificazione settoriale.
Ingresso graduale quando necessario.
Orizzonte temporale coerente con gli obiettivi.
Non servono previsioni perfette. Serve disciplina.