COS’È ACCADUTO SUI MERCATI?
MERCATO AZIONARIO
Il quadro geopolitico torna a generare incertezza sui mercati, con il fallimento dei negoziati tra USA e Iran e il permanere delle tensioni sullo Stretto di Hormuz. Le mosse contrapposte tra Washington e Teheran, unite alla strategia di Donald Trump, mantengono fragile la tregua e alimentano volatilità, soprattutto attraverso il rialzo del prezzo del petrolio.
Nonostante ciò, i mercati azionari mantengono un’impostazione costruttiva, confidando nella possibilità di un accordo. Negli Stati Uniti, l’S&P 500 consolida i recenti massimi dopo un recupero a “V”, sostenuto dal forte contributo del comparto tecnologico e da una stagione di trimestrali nel complesso positiva. Il Nasdaq si conferma leader grazie alla spinta dei semiconduttori.
Più debole invece l’Europa, penalizzata dal rialzo delle materie prime e da prospettive macro meno brillanti. In Asia, segnali positivi da Giappone e Corea, mentre Cina e India restano più incerte.
MERCATO OBBLIGAZIONARIO
Il ritorno delle tensioni geopolitiche ha riportato pressione sui rendimenti obbligazionari, soprattutto sulla parte breve delle curve. Il rialzo del petrolio ha riacceso i timori inflattivi, spingendo al rialzo i tassi sia in Europa sia negli Stati Uniti.
Nell’Eurozona, i rendimenti a due anni sono saliti sensibilmente, riflettendo aspettative di una politica più restrittiva da parte della Banca Centrale Europea, per la quale il mercato prezza ora due rialzi nel 2026. Anche negli Stati Uniti i rendimenti sono tornati a salire, pur con una visione più attendista sulla Federal Reserve, che potrebbe rimandare eventuali interventi.
Il neo presidente designato Kevin Warsh ha ribadito l’indipendenza della Fed e un approccio più flessibile alla politica monetaria.
L’aumento dei tassi ha pesato sui prezzi dei bond governativi e anche sul comparto corporate investment grade, che riduce parte dei recenti recuperi, in un contesto di maggiore cautela degli investitori.