COS’È ACCADUTO SUI MERCATI?

MERCATO AZIONARIO

Le tematiche che avevano dominato le settimane precedenti — dazi, tensioni nel credito privato e dubbi sul settore tecnologico legato all’AI — sono state improvvisamente oscurate dall’evento geopolitico del weekend: l’attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. L’operazione militare ha aperto una fase di forte instabilità regionale, con la risposta iraniana attraverso attacchi missilistici e droni verso diversi obiettivi in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di petrolio e gas.

Per i mercati finanziari la principale implicazione riguarda proprio il possibile rialzo delle materie prime energetiche e i riflessi sull’inflazione globale. Nonostante la gravità dello scenario, la reazione iniziale delle borse è stata relativamente contenuta: negli Stati Uniti gli indici hanno oscillato senza movimenti estremi, sostenuti anche dalla relativa autonomia energetica dell’economia americana. L’S&P 500 si è tuttavia avvicinato ai principali supporti tecnici di breve periodo. Più marcate invece le correzioni in Europa e in Asia, con cali diffusi tra i settori industriali e tecnologici.

MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Lo scenario obbligazionario è cambiato radicalmente rispetto alla settimana precedente. Se l’incertezza economica aveva inizialmente favorito un calo dei rendimenti, l’escalation militare in Medio Oriente ha innescato un rapido movimento opposto. L’aumento atteso dei prezzi dell’energia e delle materie prime ha riacceso i timori inflazionistici, spingendo al rialzo i rendimenti governativi.

Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale è salito di circa 20 punti base, tornando intorno al 4,15%. Il movimento ha interessato soprattutto la parte breve della curva, riflettendo aspettative di una Federal Reserve meno propensa a tagliare i tassi nel breve periodo. Se fino a pochi giorni prima il mercato prezzava due o tre tagli nel 2026, l’evoluzione del conflitto potrebbe rallentare o ridurre tali interventi.

In Europa l’impatto è stato ancora più evidente, data la maggiore dipendenza energetica: i rendimenti di Bund e BTP sono risaliti e lo spread si è leggermente ampliato. Il rialzo del “free risk” ha inoltre esercitato pressione sui corporate bond, con un progressivo allargamento degli spread e maggiori rischi per il debito emergente.

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